L’esploratore: da Lucca a se stesso

 

1969 LuccaMi chiamo Nicola. Sono nato tra le rassicuranti mura di Lucca. Era l’anno in cui l’uomo andava sulla luna.

Ho “scavalcato” le mura cittadine già a 7 mesi: i miei genitori mi portarono in Olanda, a visitare i nonni materni. Li, è normale che un neonato sia infagottato e sistemato fuori casa, per una mezz’ora: -13 gradi. Lo fanno per rafforzare la tempra. Dicono che non piangevo. Sembravo a mio agio.

La propensione ad adattarmi a nuove situazioni ebbe l’inprinting in quell’episodio.

1975-1997 Ero un bambino tranquillo, seppur amassi esplorare case abbandonate, emulare Jeeg Robot, rubare l’uva nei campi.

Poi il liceo. Qui, poche soddisfazioni nello studio. Ero preso a fondare una band rock-blues, fare teatro, viaggiare. Ma mi nascondevo: non sapevo cosa fare da grande, ero confuso sul futuro.

1998 Vennero i primi incarichi retribuiti: animatore sul Mar Rosso e alle Seychelles. Ho conosciuto persone che pensavano differente.
2001-2005 Rientrai in Italia. Autodidatta, diventai web designer e lavorai per una rampante S.p.A. a Firenze. La professione era sicura.

Ma dopo 4 anni diventò statica. Così nel 2005 partì per l’Africa, per fare il professore di informativa in una missione in Rwanda, per 12 mesi.
Fu un anno denso di scoperte su me stesso. Ne scrissi un ebook, lo raccontai in un cortometraggio.

2006-2009 Al rientro a Lucca, iniziai a studiate linguaggio cinematografico e produrre cortometraggi. Con “Colori a metà” vinsi un premio importante.

Fortunatamente non guardavo solo nelle videocamere: così conobbi in Italia la brasiliana Nadir. Oggi è mia moglie.

Scegliemmo di abitare in Amazonia. Nei primi anni in Brasile, approfittai per laurearmi in pubblicità e marketing. Creai anche un progetto audio visuale con adolescenti di periferia.

2010-2013 La famiglia crebbe: 2 figli.

Però, dopo 7 anni in Amazonia, il “panta rei” di Eraclito, la spinta al cambiamento in cui credo, si faceva sentire di nuovo.

2014-2017
nicola-brasile
Nel sud del Brasile, a Santa Caterina.

Nel 2014 ci siamo trasferiti a 3600 km più a sud: a Curitiba, metropoli brasiliana con circa 2.000.000 di abitanti.

Ho lavorato al marketing di un’impresa tecnologica, con la gestione dei processi ben radicata.

2017 In 11 anni, il Brasile mi ha fatto apprezzare nitidamente il valore estetico e culturale che ha il mio paese di origine: é una fortuna esser nati in Italia. É il paese più bello del mondo.

Ritengo valide le parole dell’architetto Renzo Piano: “I giovani devono partire. Ma devono farlo con l’obiettivo di ritornare. Devono andare via per curiosità, non per disperazione. Partire per capire com’è il resto del mondo e anche per un altro motivo, ancora più importante: per capire se stessi.

Così nell’estate 2017 torno in Italia, con tutta la famiglia.
Ho una missione professionale. In Italia, c’è necessità di creare sistemi che permettano alle aziende di procedere anche senza il lavoro tutto-fare del titolare: mi focalizzo nei sistemi di marketing, i più carenti all’interno delle PMI italiane. Un marketing differente: che vuol far consumare meno e meglio, che vuol attrarre meno clienti ma migliori clienti.

I miei valori: famiglia, cambiamento, armonia.