
L’intelligenza artificiale può creare un piano di marketing o di comunicazione efficace, per uno studio professionale?
Per capirlo, ho fatto un esperimento: ho chiesto a tre intelligenze artificiali – ChatGPT, Perplexity e Gemini – di elaborare un piano di comunicazione (più semplice che un piano di marketing) per il primo anno di attività di uno studio professionale, come quello di un dentista, un avvocato, un medico o un personal trainer.
Ho scelto queste realtà perché, a differenza delle grandi aziende farmaceutiche o dei colossi tecnologici che finanziano progetti come AlphaGo – il sistema di deep learning capace di battere il campione mondiale del gioco Go – le piccole attività possono usare le "AI da scaffale" e non potenti, personalizzati sistemi milionari.
Con la mia esperienza di marketer, ho analizzato le risposte delle 3 "AI da scaffale". La mia conclusione? Le AI sono un valido aiuto per iniziare. E Gemini ha dato la risposta più completa e strutturata.
Spiego meglio di seguito.
Alla mia domanda "Per lanciare uno studio professionale, cosa devo prevedere per la comunicazione del primo anno?", le azioni consigliate da ChatGPT, Perplexity e Gemini, hanno in comune questi 11 punti giusti (in breve, li elenco):
Tutte queste indicazioni io le condivido. Le AI sono ottime nel fornire un quadro generale, dare spunti ed ordinare idee.
Però c'è un "ma" enorme. Approfondiamo.
Il tuo business si limita a seguire ciò che fanno gli altri o aspira a innovare realmente?
Se la risposta tende verso l’innovazione, è fondamentale comprendere che l’Intelligenza Artificiale potrebbe non essere lo strumento più adatto. L’AI è infatti molto efficace nel replicare con maggiore efficienza strategie già consolidate. In pratica, difficilmente l’AI genererà idee davvero dirompenti, poiché si basa su dati e casi di successo già noti e passati.
Ed è qui che emerge il grande “ma” per il marketing strategico: le AI sono strumenti preziosi, ma non possono sostituire un esperto umano nella creazione di un piano di comunicazione davvero efficace.
Un consulente umano, infatti, è in grado di:
Di seguito trovi due esempi che chiariscono questo concetto.

Per voler approfondire il punto 4, sul tema dei social media, si potrebbe chiedere a ChatGPT: «Come gestire i social nei primi tre mesi per uno studio legale?».
E la parziale risposta che ho avuto è: «Scegli i canali giusti: LinkedIn è imprescindibile. Facebook può funzionare per il pubblico locale. TikTok per uno studio legale è come andare a un matrimonio in costume da bagno: puoi farlo, ma poi non lamentarti degli sguardi». (NdR: ChatGPT fa anche il simpatico, in modalità cinica)
Personalmente però, non condivido questa visione un poco inibitoria su TikTok: al contrario, credo rappresenti un’opportunità interessante per quel settore.
Il marketing, per sua natura, premia spesso azioni controintuitive: ciò che ancora non è stato fatto, più che seguire la maggioranza: ne è la dimostrazione il caso di “avvocatopenalistafontana” su TikTok, che ha oltre 77.000 followers.
Un punto debole che ho riscontrato in tutte le risposte del''AI è la strategia distintiva. Il brand positioning e lo storytelling, per dirlo in altri termini.
Prendiamo ancora il caso di uno studio legale.
Al punto 1, sopra, l’AI invita a definire un “messaggio distintivo”. Detto così sembra semplice, ma nella pratica come si traduce un concetto generico in qualcosa di davvero unico, che sia memorizzato facilmente dalle persone?
Non basta certo scrivere sul sito o i biglietti da visita “Siamo specializzati in", ad esempio "diritto dell'immigrazione”: in molti ordini professionali, infatti, dichiarazioni del genere possono creare problemi, perché non sempre è consentito presentarsi come “specialisti” senza un titolo riconosciuto. Ed oltretutto in zona possono esserci altri professionisti, che offrono simile esperienza, ed allora addio al "messaggio distintivo".
Anche se sa cosa sia una analisi PESTEL, tutte queste considerazioni l'AI, difficilmente, le fa.
Questo riguarda un'inizio di attività: la scelta del nome.
Mi è capitato di ascoltare un professionista milanese propenso a chiamare la sua attività “Natural Project”. Un nome che sulla carta sembra accattivante, ma che in realtà può significare tutto e il contrario di tutto: un marchio di cosmetici bio, un corso di yoga in spiaggia, persino una band musicale. Ed esistono già prodotti parafarmaceutici con quel nome.
Secondo il libro Brand Identikit (e non posso che essere d’accordo), i nomi descrittivi - come sarebbe l'eventuale "Natural Project" - sono anche i meno efficaci.
Ecco il punto: l’AI, se non guidata con domande molto mirate, non ha la sensibilità per intercettare queste insidie. E spesso il titolare dell’attività è “innamorato” della propria idea, non sospetta questi rischi. Magari accompagnato da AI che tendono ad assecondare, adulare (scrive A. ), il tipo di richiesta posta.
Nell’era dell’AI, il valore di un consulente di marketing non risiede più nella semplice stesura di un piano, un compito che l’intelligenza artificiale può svolgere in pochi secondi.
Il vero valore aggiunto è l’affiancamento continuo all’imprenditore per validare e perfezionare la strategia.
Un buon consulente oggi agisce come un coach del marketing: non si limita a dare indicazioni, ma lavora al fianco del cliente nelle decisioni strategiche, entra in campo a livello operativo quando serve e fornisce feedback costanti basati su sensibilità ed esperienza umana.
Il successo non dipende più dall’avere la “ricetta”, ma dall’avere un esperto che aiuti a curare ogni dettaglio della sua esecuzione.
La mia raccomandazione è quindi di usare l’AI – e in particolare Gemini – per ottenere una prima bozza del tuo piano di comunicazione. Ma non fermarti lì. Non farti attrarre da titoli clickbait del tipo "Trasforma ChatGPT nella tua agenzia di marketing!".
Il vero salto di qualità arriva quando affianchi, a questa base, un marketing coach, anche solo per qualche ora alla settimana, in grado di dialogare con l’AI e trasformare le bozze o le liste puntate, tipiche dell'AI, in una strategia concreta in ogni dettaglio.